La mia personale fuga da Alcatraz.

In prima elementare mia madre pensò bene di iscrivermi al tempo prolungato "sperimentale" e facoltativo: chi voleva poteva scegliere di far rimanere a scuola i propri figli per fare i compiti o altre attività. Non si facevano ancora i pomeriggi di prassi, si andava scuola solo di mattina e avevamo un'unica maestra. Roba da libro Milza insomma. Già dall'anno dopo sarebbero arrivati i cambiamenti: 3 maestre, un rientro pomeridiamo a settimana, ecc...
Primo trauma: la mensa scolastica. Ricordo come fosse oggi che la pasta sapeva di plastica. La mangiavo in bianco, con l'olio. Ed era stomachevole.
Secondo trauma: il maestro. Durante questo famigerato pomeriggio ci ritrovavamo in una classe, bambini di prima e seconda assieme, in tutto non saremmo stati più di 15-20, assieme a 'sto maestro Angelo.
Non so come mai ma mi faceva paura. Non era cattivo o chissà cosa, ma non lo potevo proprio vedere.
Ricordo che già al secondo pomeriggio iniziai a mostrare segni di insofferenza. Lui mi chiese anche cos'avessi, ma io mica gli potevo dire "Mi sembri l'orco delle favole, mi fai paura più della pasta in bianco!". E quindi ricordo di aver detto che c'era un ragazzino più grande che mi faceva i dispetti (non era vero, ma dato che il bambino in questione era davvero un discolo, prima o poi avrebbe preso di mira pure me, ho solo ricamato un po' la verità).
Ma il vero colpo di teatro avvenne quando, un bel giorno, misi in atto la mia personale "Fuga da Alcatraz".
Finito l'orario normale di lezione, anzichè raggiungere la mensa con gli altri miei compagni di sventura, mi avviai all'entrata, uscii e salii sul pulmino per tornare a casa. Qualcuno mi chiese pure cosa ci facessi lì, dato che era giorno di rientro, ma io, evidentemente già all'epoca grande attrice, risposi che la mamma mi aveva detto di tornare a casa.
Non vi dico che faccia fecero i miei genitori quando mi videro arrivare.
Succedesse ora si scatenerebbe un putiferio sulle misure di sicurezza, sul fatto che una bambina esce di scuola e nessuno se ne accorga (magari all'epoca misi pure nei guai il buon maestro, chi lo sa).
Comunque raggiunsi il mio scopo. Mia madre finalmente capì il mio disagio e decise di non mandarmi più al rientro pomeridiano.

Commenti

fracatz ha detto…
mmazza che memoria
ai miei di tempi,
vista la grande fame,
la mensa (allora si chiamava refezione) la davano solo ai bimbi poveri, tutti gli altri tornavano a casa alle 12,30
io, che avevo 8 anni, accompagnavo 2 bambine più piccole di me, vicine di casa
eh già, allora si cresceva in fretta e si tornava a casa da soli a piedi, come hai fatto tu col pulmino.
Però adesso che se so' arrubbati tutti li sordi, le scuole si ridimenzioneranno per forza, magari si tornerà alla refezione per garantire una minestra calda a tutti quelli che non l'hanno a casa
Luci ha detto…
Ah sì, sempre andata a scuola da sola col pulmino, i miei non mi hanno mai accompagnata (a parte proprio i primissimi giorni della prima elementare, giusto per solidarietà morale e per insegnarmi qualche bus prendere).
Poi, non che a casa trovassi chissà quali menù eh! La pasta fredda e scotta è una costante della mia infanzia/adolescenza :D Ma almeno ero a casa mia e non c'era il pauroso maestro!

Post popolari in questo blog

Ho una mezza idea.

Lo scaldanaso esiste!

Si fa presto a dire "catena"...