Ne avevo una bellissima da dire, se solo mi venisse in mente.../12

[...]Dobbiamo adesso parlare dell'esatto opposto: non più della creazione del problema, ma di come si fa a non affrontarlo, allo scopo di renderlo eterno.
Il fondamentale modello ci è fornito dalla storia dell'uomo che batteva le mani ogni dieci secondi. Interrogato sul perchè di questo strano comportamento, rispose: "Per scacciare gli elefanti."
"Elefanti? Ma qui non ci sono elefanti!"
E lui:"Appunto."[...]
Non c'è alcun dubbio che molte delle nostre azioni più consuete comportinio un elemento di rischio. Quanti sono i pericoli che si devono accettare? Un minimo, a essere ragionevoli, oppure anche nessuno. Ma pure ai più temerari il pugilato o il deltaplano appaiono troppo rischiosi. Andare in auto? Pensate soltanto a quante persone muoiono ogni giorno in incidenti automobilistici, oppure rimangono invalide. Anche andare a piedi comporta molti rischi, che presto si rivelano allo sguardo indagatore della ragione. Borsaioli, gas di scarico, crolli di edifici, scontri a fuoco tra rapinatori di banca e polizia, frammenti incandescenti di sonde spaziali americane o sovietiche... La lista potrebbe continuare all'infinito e solo un pazzo si esporrebbe a questi pericoli senza riflettere. Meglio rimanere a casa. Ma anche qui la sicurezza è solo relativa. Scale, insidie del bagno, pavimenti sdrucciolevoli oppure pieghe del tappeto, o semplicemente coltelli, forchette, forbici, per non parlare di gas, acqua calda ed elettricità. L'unica soluzione ragionevole sembra quella di non alzarsi affatto dal letto al mattino. Ma quale riparo offre il letto contro i terremoti? E se poi la prolungata permanenza a letto provoca piaghe da decubito?
Certo sto esagerando...[...]

Paul Watzlawick, ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI.

Vi prego, vediateci l'opportuna ironia nelle righe qua sopra.
Mi hanno strappato il primo sorriso da due giorni a questa parte. Anzi, ormai 3 giorni.

Ma vi devo senza dubbio far sapere che ho finalmente finito il libro di Conan Doyle, TUTTO SHERLOCK HOLMES. Come tutti i bei libri, anche questa paffuta raccolta di racconti mi mancherà. Niente più tabacco da pipa, niente più veste da camera, niente più signora Hudson, niente più morti inspiegabili e onore da preservare. In questo inverno ho lungamente invidiato i due dell'appartamento di Baker Street. Da dove in un attimo, col treno della sera, e dopo una cena fredda, arrivavano ovunque a risolvere l'irrisolvibile.
"Il viaggio si conclude con l'incontro degli amanti", dice Holmes alla fine di un appostamento, quando, al momento di fare irruzione in un appartamento si scontra con un ispettore di Scotland Yard che guarda caso, stava seguendo la stessa pista.

E parlando di viaggio mi viene spontaneo citare un altro passo del libro di cui giù vi ho riportato due brani:

It is better to travel hopefully thant to arrive.
Così R.L. Stevenson cita la saggezza di un proverbio giapponese. Tradotto letteralmente significa: Meglio dell'arrivare, è il viaggiare pieni di speranza; tradotto invece a senso: Nella partenza sta la felicità, non nella meta.





Commenti

fabiosirigu ha detto…
dipende dal viaggio che fai. ad esempio, io fra qualche giorno parto per tornare dalla mia dolce mogliettina, e ti assicuro che il viaggio sarà una pena fino a quando non potrò finalmente riabbracciarla!
Ladymar ha detto…
Beh, anche Leopardi a suo modo e tempo lo disse ne "Il sabato del villaggio".

Ma quella frase di Holmes l'avevi già citata tu o sono io che come al solito ho i deja vu?
Luci ha detto…
L'avevo già citata su facebook sì :D
Ladymar ha detto…
ah ecco, non sono andata del tutto (ancora) :P

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