Come vorrei cambiare tutto.**

Non riesco a buttar giù un post in questi giorni. Per quello che è successo in Abruzzo, perchè ho mal di testa e perchè mi sembra che non aggiungerei niente di importante a tutti i discorsi che sono stati fatti.
Mi dispiace. Mi si stringe il cuore. Per i vivi, per i morti, per le case crollate dei centri storici, coi muri che ricordano quelli della "cucina là in fondo"*, la vecchia cucina sotto il portico, dove hanno vissuto i miei avi per anni, usandola appunto come cucina e dove ora c'è un bel po' di guazzabuglio, mungitrici e piante di limoni.
Ho ponderato le due possibilità: dire la mia sul terremoto o non dire niente perchè il rischio di scadere nel "temino di scuola" è in agguato; purtroppo uno dei lasciti della scuola dell'obbligo è proprio questo: se parto con l'idea di parlare di UN argomento, mi sento come ingabbiata dentro una cella che al posto delle sbarre ha le righe di un immaginario foglio protocollo.
Ah, alla fine di tutto questo pensare ho concluso che non c'era una conclusione. E ho scritto questo post.

*A casa mia, anche le stanze hanno un nome.
** Oggi per il titolo dovete ringraziare Moltheni e la sua "Finta gioia".

Commenti

Lario3 ha detto…
In ogni post dici che non hai l'ispirazione di fare il post ma poi il post nasce da questa non ispirazione... ciò dimostra che l'ispirazione non esiste (aveva ragione Poe) :-D

CIAO!!!

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Ho una mezza idea.