mercoledì 30 marzo 2011

Luci in gita/2: Roma

Eccoci alla seconda parte del resoconto della gita del ponte del 17 marzo.
Ritemprati da una bella dormita (see, come no: tra i 45 gradi della stanza e il russare molesto di uno dei miei amici avrò dormito si e no 3 ore) partiamo di buon'ora per la capitale per evitare di arrivare sul raccordo anulare in pieno orario di punta.
Lisci come l'olio arriviamo e troviamo traffico scorrevole. Che fortuna! Non senza difficoltà troviamo il nostro albergo e lasciati i bagagli ci buttiamo dritti nella mischia cittadina.
Tenetevi forte perchè non immaginerete mai cosa siamo andati a vedere:



Una non fa in tempo ad uscire dalla metro, fare qualche passo, che si ritrova niente meno che il Colosseo dirimpetto!


Anvedi, questi sì che sono dei signori pini!



Palatino ventoso... e prefabbricati in lamiera direttamente dal futuro.


"Siamo rimasti in tre..."



Massì, uniamoci a comitive sconosciute per scroccare le spiegazioni della guida.

Lasciato il Foro Romano ci incamminiamo alla volta dell'Altare della Patria, e qui faccio un sacco di foto, chè mia madre mi ha fatto una testa tanta prima di partire, di fare tante tante foto all'Altare, che le piace tanto, che è bellissimo, fai tante foto, ecc....

Altare della Patria sorvegliato dai nonni vigili

E per il primo giorno è tutto perchè poi torniamo in albergo per cambiarci per la cena. Si decide di andare a Trastevere...col mittttico furgone! Che fissa girare per Roma con un ducato :D
La serata finisce presto perchè siamo tutti un po' stanchini e alcuni di noi quasi quasi si addormentano con la faccia nel piatto.
Il giorno dopo si riparte di slancio perchè ci aspetta di nuovo il Colosseo (dobbiamo vedere l'interno) e poi San Pietro!
Che io pensavo, ok, bello San Pietro! La piazza, la basilica, er cupolone... Bello bello, faccio anche tante foto da mostrare a mammà.
Solo che ad un certo punto mi viene detto che saliamo. Sì. In cima. La cupola. Ecco, hai presente gli scalini? Hai presente quando tuo padre ti raccontò di quella volta in gita scolastica a Roma, non so quanti scalini, stretti e ripidi, gente che si sentiva male?
Ecco Lucia, la storia si ripete, mò tocca a te.
Oh mamma.
Mentre siamo in fila per salire (ma cavolo io mica ci avevo pensato a salire sulla cupola, io non credevo, però dai, che saranno 4 scalini...) sono un po' preoccupata. Ce la farò? Non ce la farò?
In fondo sono già salita in cima al Duomo di Milano e pure lì, ce l'ho fatta. Non sapevo a cosa andavo incontro, li ho saliti e basta e proprio mentre mi dicevo "Ora muoio su di questo gradino!" mi accorsi che ero in cima e dissi "Ah beh dai, pensavo peggio". Sarà lo stesso pure stavolta.
Però prima di iniziare l'ascesa prego i miei amici di aspettarmi, insomma, che ci sia qualcuno che conosco vicino a me mentre salgo, si sa mai che mi venga un colpo.
Ah ma quanto la faccio lunga ogni volta. Alla fine è bastato salire del mio passo, senza fretta, senza badare alla gente che era ferma in preda alla stanchezza o al panico, senza pensare "Se mi sento male qui, chi mi verrà a recuperare?!" (in realtà l'ho pensato), e alfine giunsi!
E il panorama mi ha ripagata di tanta fatica!


Solito intruso che sgomita col panorama!

Eh sì, in cima era pieno di gente, tutti a litigarci un posto in prima fila per fare foto, per farsi fotografare con sullo sfondo la città dall'alto, per dimostrare che fin qua siamo arrivati.

Ehi ma...c'è un trattore in Vaticano! Guardate bene! Chi lo trova vince!!!

Stiro e ammiro la meravigliosa vista per un po', ed è già ora di scendere...(non prima di aver scoperto che sopra la basilica, sul tetto...c'è un negozio di souvenir! SOPRA la basilica! Un negozio! E alla cassa ci sono le suore! Un negozio sul tetto! Che trip!)
Ma il resto ve lo mostro un'altra volta, che ora è tardi e sono scossa da brividi di freddo. E ho pure un po' sonno e domattina la sveglia suonerà implacabile!



martedì 29 marzo 2011

Terremoto nel Bronx.

Inutile girarci intorno. Oggi pomeriggio stavo in ufficio a lavorare quando sento tutto un vibramento: scrivania, vetri, armadio... e un rombo cupo all'orizzonte. Come quando passa un autoarticolato in zona artigianale. Solo che, non so, dentro di me avvertivo un certo non so che, e poi dalla finestra non avevo visto nessun camion passare.
Allora ho pensato che magari niente niente fosse stata una scossa sismica...
Poco dopo, il tam tam su Facebook e un articolo del Giornale di Vicenza confermano ciò che nel profondo del mio pancreas avevo già intuito:

"Scossa sismica nell'Alto Vicentino
2,6° Richter, la gente in strada"



...E la Lucia in ufficio, come se niente fosse, a pensare a camion o a non meglio identificate esplosioni.
Pensate cari lettori, non avvertivo un terremoto da molti molti anni.
Solo in altre 2 occasioni avvertii la terra tremare.
La prima volta facevo le medie. Ero in classe, durante una lezione di matematica, quando ad un certo punto sento la sedia che si muove e allora mi giro e mentre sto per dire al ragazzino seduto dietro di me di smetterla di spostarmi la sedia, sento gli altri gridare "Il terremoto! Il terremoto!".
La seconda volta penso fosse sempre molti anni fa, era il giorno di Pasqua ed ero a tavola con la mia famiglia quando sentimmo un rumore strano e il lampadario comincio a dondolare. Così tutti fuori in cortile. E buona Pasqua.
Brutta sensazione eh.

domenica 27 marzo 2011

Non mi fiderò mai più di un chiavistello.

Prima di continuare con il resoconto della gita dello scorso week end devo proprio sfogarmi e raccontare al mondo (!) l'incredibile trauma di ieri sera.
Incoscientemente assecondo il volere di un gruppo di amici e mi ritrovo in una non meglio identificata pizzeria/bar/albergo.
Decido malauguratamente di andare in bagno.
Mi si presenta un minuscolo antibagno e poi, chiuso da una porta, il bagno vero e proprio.
Entro, chiudo a chiave.
Mentre son lì dentro che rifletto sulla mia vita, sento aprirsi la porta dell'antibagno. E vabbè, non mi preoccupo, chiunque sia, una volta vista la porta chiusa, aspetterà diligentemente il suo turno.
E invece no. Vedo abbassarsi la maniglia della porta del bagno. E vabbè (e due!), la porta è chiusa a chiave, provi finchè vuole, qualsiasi essere umano, di fronte ad una porta di un bagno chiusa a chiave capisce che per forza di cose ci sia qualcuno dentro...
Qualunque essere umano sulla faccia della terra ma non l'essere umano che, infischiandosene della porta chiusa, dà un forte strattone alla porta che si apre ma non del tutto perchè appena mi rendo conto del dramma che sta per consumarsi inizio ad urlare. Al che, il tizio si scusa, e se ne va, lasciando la porta divelta e mezza aperta. Non so se ridere o se piangere. Mi ricompongo e corro a chiudere la porta (che ormai è inservibile, ci manca solo che mi cada addosso). Mi lavo le mani e guardandomi nello specchio inizio a ridere e penso la solita frase che mi ripeto in tali circostanze "Devo essere morta e finita all'inferno".
Esco dal bagno affranta e chi ti ritrovo in pole position? Un tizio sulla sessantina che avevo notato anche prima fare la spola dal bancone del bar al bagno e viceversa perchè fatalità trovava sempre occupato.
Malnato!!! Ecco il colpevole!
Tornata dai miei amici racconto loro del fattaccio e loro invece di solidarizzare iniziano a ridere, non so se per la scena che ho appena raccontato loro o perchè durante la mia assenza hanno pensato bene di bere metà della mia coca cola, non prima di aver pescato con le dita la fetta di limone.
Per una che si chiude a chiave in bagno anche a casa propria, siamo ai limiti del trauma.
Però non posso che dare la colpa a me stessa. Avrei dovuto pensarci prima, sono cose che succedono. Non si può andare al bagno in un bar malfamato e pretendere che la gente si fermi davanti ad una porta chiusa. La prossima volta me la tengo, oppure compro quei discreti pannoloni per incontinenti e morta lì.

giovedì 24 marzo 2011

Luci in gita/1: San Gimignano

Ho finito la scuola dell'obbligo da un bel po' di tempo, tuttavia lo scorso week end io e i miei amici abbiamo deciso di passarlo in giro per l'Italia seguendo un itinerario tipicamente da gita scolastica.Mancava solo il mio zaino Seven e il k-way (ma solo perchè quest'ultimo me lo sono dimenticata a casa - e ho fatto bene perchè non mi sarebbe servito a nulla se non a ricreare l'atmosfera "da gita").
Prima tappa: San Gimignano.
Cosa mi è rimasto di questa bella cittadina? Beh, innanzitutto mi è sembrata un misto tra Asolo e Marostica (insomma una città murata su una collina, un mix). Poi ho notato, non so se altri ci han fatto caso, che è piena di torri. Molto carina, ci sono bei negozietti (tre le tipologie predominanti: negozi di specialità alimentari, negozi di borse in pelle, negozi di coltelli O_o), stradine in salita che io non potrei mai percorrere in macchina pena lo spegnimento della stessa mentre cerco di farla procedere in seconda invece che in prima e bei panorami che appagano lo vista e lo spiRto. Non dimentichiamoci della Vernaccia di San Gimignano, ottimo vino di cui ignoravo completamente l'esistenza.


Se dico San Gimignano, tu che mi dici? Torri! E allora eccone una!


E ancora! Altre 2!

Ma cosa abbiamo fatto di bello, oltre a gironzolare per la città? Abbiamo visitato il Museo criminale medioevale. Molto interessante, bastava non leggere le descrizioni dei vari strumenti di tortura. Ecco, quelle erano un po' troppo esplicative, e si sa come io possa essere sensibile quando si tratti di pratiche che comportino un coinvolgimento di budella e organi interni in generale.

Ecco chi ci ha accolti all'entrata del museo, giusto per farci capire subito l'atmosfera


La nostra accogliente stanza nel bed&breakfast...no dai, scherzo, questo è sempre il Museo della tortura.


Ecco, questa è bizzarra: dietro al patibolo si intravede quella strana scultura, ma non faceva parte del museo, era in un giardino privato adiacente... altro che gli gnomi da giardino!



L'irrinunciabile firma del guestbook


Il primo che si azzarda a fare una foto col flash se la vede con lui.

Siamo usciti dal museo tutti un po' scossi. Soprattutto i miei amici, che per cena hanno ben pensato di papparsi una fiorentina al sangue. Mah.
Per non parlare poi della nottata nel bed&breakfast, un po' lugubre perchè eravamo abbastanza distanti da ogni cosa, nella casa c'era una cantina segreta e i cani abbaiavano a intervalli regolari, nel bel mezzo della nUttata, così, senza motivo...fortuna che in camera eravamo in 4, non so se sarei riuscita a dormire da sola.

(Continua...)

lunedì 21 marzo 2011

Posso salire 320 ripidi scalini di seguito senza accusare malori. E non solo.


L'immagine parla da sola. Poi vi spiegherò meglio, ora no, che ho sonno.
(Sì, la suddetta immagine è un po' stortina. Tutta colpa del debito d'ossigeno.)

martedì 15 marzo 2011

Coccinelle giganti sul modem.

Non so come mai, ma da quando ho memoria (quindi da più di 20 anni ormai), nella stanza di Femputer (che è diventata tale solo da pochi anni, prima era una normalissima seconda cucina inutilizzata)ci sono le coccinelle.
Ultimamente però ci sono solo coccinelle enormi. Fanno quasi paura. E non portano così fortuna come le loro cugine di taglia normale.
Ce n'è una che ogni sera si fa la sua passeggiatina di salute sul modem. Ogni santa sera.
Ma sto divagando.
Oggi pomeriggio mi sono ricordata che ero arrabbiata con una persona X.
Mi ero arrabbiata qualche tempo fa, per determinate sue azioni (non so se meditate o casuali). Così, che ho fatto? Mutismo e indifferenza.
Solo che poi mi sono dimenticata di essere arrabbiata e ho ricominciato a comportarmi come sempre. Me ne sono ricordata solo oggi pomeriggio. Non c'è neanche gusto ad arrabbiarsi. O ci si incazza di brutto, e almeno ci si sfoga. Oppure tanto vale, stare arrabbiati senza farne parola. Che poi me ne dimentico e penso "Me la sono presa per niente".
Vado a letto perchè alla coccinella sul modem se n'è aggiunta un'altra che sta puntando dritta dritta verso il mio gomito (e pure sul pavimento è pieno) ._.

lunedì 14 marzo 2011

Il peperaglio.

Per poco non sono morta dallo spavento per via del rumore dell'interferenza del cellulare col pc. San bitter che colpo ._.
Sapevate dell'esistenza del peperaglio? Un mix di peperoncini rossi, pomodori secchi e spicchi d'aglio sott'olio. Molto buono, soprattutto gli spicchi d'aglio che non sanno fortissimamente d'aglio, sono più garbati, si vede, se affogati lungamente nell'olio.
Ma lasciando perdere questi strani prodotti: per fortuna che fra qualche giorno lascerò il mio borgo natio per andarmene in una località segreta con un ducato a 9 posti, assieme ad altri compagni di sventura.
Dovrei aver fatto una lista delle cose da portare, giusto per non arrivare la sera prima col panico del "Oddio cosa mi porto?". Ma sono troppo affezionata alla mia ansia per organizzarmi bene.
Prima di congedarmi volevo altresì salutare chi mi legge via feed! ;-) Mi spiace non si vedano le immagini (invero non sono molte :D), avrei risolto molto prima i miei dubbi sul misterioso quadretto.
Vabbè gente, purtroppo il blocco degli script è in fase acuta, portate pazienza se aggiorno poco. Sarà la crisi del sesto anno.

lunedì 7 marzo 2011

Non era una semplice suora.

Ho scoperto solo l'altro giorno che la "suora colpita da un raggio laser" raffigurata nel quadretto fuori da camera mia altri non è che Santa Rita da Cascia! Mi scuso per non esserci arrivata prima, tra l'altro è una rappresentazione abbastanza diffusa della santa (a cui si conficca una spina della corona del Cristo in fronte, altro che raggio laser).
Evidentemente il mio blog non è seguito da molti cattolici esperti di iconografia dei santi...
A proposito di suore, mi torna in mente l'interrogazione che sostenemmo io e i miei coetanei prima della Cresima. Alla fine delle domande di rito, il parroco mi chiese a bruciapelo:"Senti Lucia, hai mai pensato di farti suora?"
Faccia della sottoscritta: O_O
"Ehm...no."
Il don ci rimase visibilmente male (e te credo, ero un asso a catechismo) ma non me lo fece pesare dicendo:"Ah. Beh, non importa, puoi servire il Signore anche sposandoti e facendoti una famiglia."
Meno male, ero già rosa (con la "o" stretta) dalla disperazione.